Applicazioni degli elettroliti solidi

Le celle elettrochimiche che contengono elettroliti solidi hanno una ampia gamma di impieghi, molti dei quali non sono possibili con celle contenenti elettroliti liquidi. Una cella schematica (Figura a) contiene un membrana di un elettrolita solido che separa due scomparti elettrodici. Questi possono contenere solidi, liquidi o gas, simili o diversi, e.g. ossigeno gassoso a due diverse pressioni o due reagenti di una reazione, e.g. sodio e zolfo (Figura b).

Tali celle o batterie a stato solido trovano una grande possibilità di applicazioni, come fonti energetiche, sensori, smart windows etc. e il vantaggio del loro impiego consiste nel fatto che possono operare in un range ampio di temperature, durare a lungo e aver piccole dimensioni.
La emf (o voltaggio) prodotta da una reazione in una cella elettrochimica sotto condizioni standard (circuito aperto) è collegata alla variazione standard di energia libera di Gibbs della reazione dall’equazione:

ΔG° = -nE°F

Una batteria secondaria (o storage battery) è reversibile perché, quando la reazione chimica si è conclusa, la concentrazione dei reagenti può essere ripristinata invertendo la reazione di cella mediante l’uso di energia elettrica esterna. Invece, quando una batteria primaria si è scaricata la reazione non può essere invertita e la batteria diventa inutile.

La batteria sodio-zolfo. La cella Na/S utilizza Na+b-allumina come elettrolita solido. E’ una batteria secondaria ad alta densità, cioè ha un alto rapporto energia-potenza su massa, ed è in corso di grande sviluppo per l’impiego sulle automobili elettriche e per altri usi in campo energetico.
Consiste di un anodo di Na fuso e di un catodo di zolfo fuso separati dall’elettrolita solido b-allumina. Di solito, la b-allumina viene fabbricata a forma di tubo chiuso a una estremità con Na all’interno e S all’esterno (o viceversa, come in Figura).

Poiché S fuso è una specie a legami covalenti, non è conduttore di elettricità e quindi il materiale catodico che viene usato è un feltro di grafite impregnato di S. L’armatura esterna è di acciaio e serve come collettore di corrente. La reazione di scarica della cella è:

2Na + xS → Na2Sx

dove x dipende dal livello di carica nella cella. Nelle prime fasi del processo di scarica, x è stimato pari a 5, che corrisponde approssimativamente alla formula del solfuro di sodio più ricco in S, Na2S5. La cella Na - S opera ad una T tra 300 e 350 °C, che corrisponde alle più basse temperature alle quali i prodotti sono fusi, in un ampio intervallo di composizioni. Il voltaggio a circuito aperto della cella dipende dal livello di carica e dalla temperatura. Il valore massimo a 300 °C è 2.08 V.

Batteria Zebra. Una variante della cella Na/S è la cella Na/FeCl2 (oppure Na/NiCl2), nota anche come cella Zebra. Anche essa contiene un tubo di b-allumina come elettrolita solido. La reazione totale è:

2Na + FeCl2 = 2NaCl + Fe

La cella opera a 250 °C ed ha un voltaggio di 2.35 V. Per mantenere gli elettrodi nello stato fuso a 250 °C, il catodo (Fe/FeCl2) è impregnato di NaAlCl4 fuso.

Celle miniaturizzate, pacemakers cardiaci. Mentre le batterie Na/S e Zebra sono celle di potenza per impieghi in campo energetico, tipi diversi di celle sono necessari in altri casi: batterie miniaturizzate, che operano a temperatura ambiente e hanno lunga durata, trovano applicazione nei circuiti microelettronici. Hanno avuto soddisfacente impiego in questo campo diverse celle, tra cui Ag/RbAg4I5/I2 (0.65 V) e Li/LiI/I2 (2.8 V). In entrambe, lo iodio non può da solo essere usato come catodo perché non ha sufficiente conduttività elettronica per sostenere una corrente di scarica; si usano invece specie come (CH3)4NI5, contenente anioni poliioduro, e il complesso a trasferimento di carica iodio poli(2-vinil piridina. La cella Li/I2 è molto usata per applicazione nei pacemaker cardiaci. Quando è usata a 37 °C e con correnti da 1 a 10 mA cm-2, si stima che possa operare almeno per dieci anni.

Batterie al litio. Sono forse attualmente le celle più promettenti sia dal punto di vista scientifico che commerciale. Il mercato è in espansione, particolarmente per computers portatili, telefoni cellulari e videoregistratori. Una batteria schematica è illustata in Figura. Per un ottimo voltaggio è necessario un anodo ad alta attività di Li (Li metallico, leghe, composti di intercalazione Li-C). Gli elettroliti in uso corrente sono liquidi, basati su solventi non acquosi (es. propilene carbonato) in cui è dissolto un sale come Li triflato, LiClO4 o LiPF6. Le batterie di prossima generazione potranno utilizzare un elettrolita polimero, che contiene un sale come Li triflato dissolto in un polimero polare, come il poli(etilene ossido), PEO.

Come catodi si utilizzano strutture di intercalazione, che hanno canali vuoti o strati in grado di accettare ioni Li+ e contengono una specie a valenza mista nel framework ospitante, in grado di ricevere o cedere elettroni. Il primo tipo di materiale preso in considerazione, detto anche da Steele elettrodo a soluzione solida, fu TiS2. Questo, come altri calcogenuri analoghi, ha la struttura a strati di CdI2 e può ricevere ioni Li+ negli spazi vuoti che separano strati adiacenti di TiS2. Per mantenere l’elettroneutralità anche degli elettroni devono entrare nel materiale (che vengono a collocarsi nella banda derivante dalla sovrapposizione degli orbitali dxy sugli atomi di Ti adiacenti). La reazione complessiva di intercalazione può essere scritta:

Ti4+S2 + xLi = Li+xTi4+1-xTi3+xS2

Molti altri composti di intercalazione possono funzionare da catodo. Il più importante commercialmente oggi è LiCoO2. Questo ha una struttura tipo ‘salgemma ordinato’ in cui si alternano strati di ioni Li+ e di ioni Co3+ in siti ottaedrici all’interno del reticolo ccp degli ioni ossido. La formula LiCoO2 si riferisce alla forma completamente intercalata quanda la batteria si è completamente scaricata. Nella ricarica, gli ioni Li+ sono rimossi e si ha ossidazione di Co3+ a Co4+. La coppia Co3+/Co4+ fornisce un voltaggio di cella di ca. 4.0 V contro Li metallico.

Apparati elettrocromici. I bronzi al tungsteno, NaxWO3, possono funzionare da elettrodi reversibili è sono utilizzati per apparati elettrocromici. Essi hanno buona mobilità di Na+ perché la struttura del genitore WO3 è costituita da una architettura 3D di ottaedri WO6 uniti per i vertici come nelle perovskiti; un sistema tridimensionale di canali interconnessi permea la struttura 3D. Lungo tali canali gli ioni Na+ (o altri cationi alcalini) possono migrare. Lo stato di ossidazione del tungsteno varia tra +V e +VI e le reazioni chimiche di un tale elettrodo possono essere scritte come:

xNa+ + WO3 + xe- = NaxWVxWVI1-xO3

WO3 puro è quasi incolore e trasparente in forma di film sottile. Per intercalazione di Na+ ed e- gli elettroni entrano nelle bande 5d del W (che sono completamente vuote in WO3) e il materiale diventa scuro in seguito all’assorbimento di luce associato a transizioni d-d. Questo oscuramento è alla base delle applicazioni di tale device (Figura). Si tratta di una variazione reversibile di colore guidata da un impulso elettrico (smart window)

Sensori di gas. Celle elettrochimiche contenenti elettroliti solidi possono essere usate per misurare le pressioni parziali di gas o le concentrazioni di gas dissolti in liquidi. Una cella a concentrazione di ossigeno che utilizza zirconia stabilizzata come elettrolita solido in forma di tubo aperto è illustrata in Figura.
Dentro il tubo è posta aria come gas di riferimento. Il tubo è ricoperto con elettrodi metallici porosi che consentono l’assorbimento e la liberazione di ossigeno gassoso.

Se la pressione parziale dell’ossigeno da misurare P’(O2) è minore della pressione di riferimento P"(O2) avvengono le reazioni illustrate in Figura. Le equazioni di Nernst per le reazioni ai due elettrodi possono essere combinate a dare un voltaggio di cella:

E= RT/4F ln [ P"(O2)/P’(O2)]

La cella opera a temperature tra 500 e 1000 °C (in modo da rendere il trasporto da parte degli ioni ossido sufficientemente rapido) e può essere usato per misurare la pressione parziale di O2 fino a 10-16 atm. A pressioni inferiori la zirconia diventa un conduttore elettronico e la cella si cortocircuita.

Si stanno sviluppando molti altri impieghi avanzati degli elettroliti solidi (come, ad es. le celle a combustibile SOFC / solid oxide fuel cells, pompe di ossigeno etc.).